Come fare soldi con Spotify for artist?

Come fare soldi con Spotify for artist?

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Negli ultimi anni la popolarità di Spotify è cresciuta a vista d’occhio in tutto il mondo, tanto che lo scorso ottobre la piattaforma poteva contare su oltre 320 milioni di utenti (di cui 144 milioni con abbonamento Premium, ndr).

Come molti sanno, Spotify è un noto servizio di streaming musicale che consente di creare playlist, cercare nuova musica e ascoltare i nostri artisti preferiti.

La domanda che talvolta viene posta anche sui social e nei forum consiste nel chiedersi se con Spotify si può guadagnare qualcosa, specialmente se si è un musicista e/o si faccia parte di una band. Si può davvero guadagnare con Spotify?

Fare soldi con Spotify

Spotify rende facile trovare la musica che si desidera ascoltare, in qualsiasi momento.

La piattaforma può essere utilizzata sul proprio telefono, ma anche sul tablet, sul computer, e via dicendo. Su Spotify è possibile trovare milioni e milioni di brani, ed è possibile anche ascoltare podcast piuttosto popolari.

Spotify è gratuito per chiunque inizi a utilizzarlo, anche se ci si rende presto conto che l’abbonamento Premium consente di avere musica illimitata senza alcun tipo di pubblicità. Attualmente l’abbonamento Premium viene proposto a 9,99 euro al mese, un prezzo tutto sommato non così eccessivo (ma di tanto in tanto si trovano anche offerte migliori).

Decine di milioni di ascoltatori, su un servizio distribuito a livello globale, che lavorano in collaborazione con altri marchi riconosciuti a livello mondiale: questa è Spotify, ed è pertanto lecito domandarsi quanto vengano effettivamente pagati gli artisti.

Sebbene Spotify non consenta di conoscere facilmente questo aspetto, esistono un paio di modi per guadagnare denaro con questa piattaforma, sia come creatore di playlist che in qualità di artista.

Guadagnare soldi su Spotify creando playlist

Guadagnare denaro curando le playlist su Spotify può sembrare sorprendente, ma in realtà ha più senso di quanto si possa credere. Gli artisti hanno ovviamente bisogno di visibilità, e molti sono disposti a pagare per ottenerla.

Un modo per essere pagati per la creazione di playlist su Spotify è tramite un servizio chiamato PlaylistPush, che aiuta a connettere i musicisti con i creatori di playlist. Quando si diventa curatori di PlaylistPush, non si viene pagati per includere artisti nella tua playlist, dato che andrebbe contro i TOS (Termini e Condizioni d’Uso) di Spotify.

Si viene invece pagati per recensire la musica, sebbene non sia ancora chiaro dove vengano poi pubblicate quelle recensioni. Tuttavia, si tratta di una buona “soluzione alternativa” al divieto di Spotify a cui facevamo riferimento poco sopra.

PlaylistPush è un servizio che abbraccia tutti i generi musicali, ma esistono anche soluzioni simili focalizzate sul genere, come Midnite Blaster, che si concentra sull’EDM (Electronic Dance Music).

Usando questi servizi si può arrivare ad ottenere un guadagno che va da 1 a 12 dollari (da 1 a 10 euro al cambio attuale). Una somma che può variare a seconda del genere, della grandezza della tua playlist e della tua “bravura” nel recensire i brani.

E per quanto riguarda gli artisti stessi? Anche i musicisti possono guadagnare su Spotify?

Ebbene sì, a quanto pare anche i musicisti possono fare soldi su Spotify, anche se è necessario arrivare ad ottenere molte visualizzazioni (e non è affatto semplice). Proviamo a capirci di più.

Un musicista che sta pensando di mettere la sua musica su Spotify potrebbe pensare che sia sufficiente creare il proprio profilo e caricare la propria musica. Invece non è esattamente così.

Scorrendo verso il basso e dando uno sguardo ai link presenti in fondo alla pagina di Spotify, sarà possibile individuare una sezione chiamata “Per gli artisti”. Cliccando su quel link, ci si ritrova su una pagina che chiede di fare “tap” sul link “Richiedi il tuo profilo”, in modo tale da avviare questo processo.

Ma ci sono anche altri link in basso che aiutano a fornire informazioni sul modo in cui Spotify gestisce gli artisti che caricano la propria musica, come ad esempio il modo per caricare la propria musica, inviarla per le playlist, scoprire cosa stanno ascoltando i fan e molto altro ancora.

Tuttavia, per creare un profilo serve indagare meglio, ed è per questo che tornano utili le FAQ di Spotify. La piattaforma chiede semplicemente che tutta la musica sia consegnata da un distributore. Il loro distributore di artisti preferito è una società chiamata DistroKid, ma si possono anche utilizzare servizi come EmuBands, Record Union, AWAL, CD Baby, TuneCore, e altri ancora.

A quanto pare, è necessario prima creare un account con una di queste società prima di poter portare la propria musica sulla maggior parte dei servizi di streaming, tra cui anche Spotify.

Come si presenta DistroKid? Questo sito consente agli artisti di portare la propria musica su Spotify mantenendo il 100% delle proprie royalties. Un’operazione che viene svolta anche piuttosto velocemente, con un addebito di circa 20 dollari all’anno. E’ possibile caricare album e brani illimitati durante tutto l’anno, e i vari guadagni vengono ricevuti mensilmente.

Come accennato, DistroKid non ha un accordo esclusivo con Spotify. Sul sito viene specificato che gli artisti possono portare la loro musica anche su “altri servizi”, sebbene non vengano specificati quali.

Ma restando su Spotify, appare evidente come si debba prima spendere qualche soldino per sperare di cominciarne a guadagnare in un secondo momento.

Quanti soldi si possono guadagnare con Spotify come artista

Spotify è una piattaforma molto utile per chi ha bisogno di espandere il più possibile il proprio nome, la band di cui fa parte e le canzoni che ha composto.

Tuttavia, se sei un musicista e se stai pensando di caricare la tua musica su Spotify con l’intento non solo di farti conoscere, ma anche di guadagnare qualche soldo extra, è opportuno sapere che si può fare, ma al tempo stesso che non è semplicissimo.

Spotify cambia il suo sistema di pagamento delle royalties di volta in volta, e saltuariamente la piattaforma opera anche cambiamenti nel sistema che vanno a modificare il modo in cui le band o gli artisti vengono pagati.

Su Google si possono trovare facilmente alcune statistiche interessanti.

Nel 2016, ad esempio, un artista EDM indipendente ha pubblicato i propri record di pagamento delle royalty, dimostrando che l’ascolto delle sue canzoni per 1.023.501 volte ha garantito un pagamento complessivo di quasi 5.000 dollari.

DigitalMusicNews.com ha pubblicato un articolo nel gennaio del 2018 in cui rivela che Spotify paga 0,00397 centesimi di dollari per ogni streaming. Una cifra davvero bassa per chi ha ascolti minimi, ma se si riesce ad arrivare ad un pubblico molto ampio, il potenziale per una paga decente non manca.

Video: quanto mi ha pagato Spotify per 1 milione di stream

Questo artista ha iniziato a distribuire la sua musica attraverso il suo distributore CD Baby. Ha guadagnato 4.000 dollari, anche se bisogna togliere il 9% destinato a CD Baby: il totale è 3640 dollari, a cui si aggiungono 500 dollari per i “diritti d’autore dei cantautori” (gli artisti indipendenti possiedono molto probabilmente quasi il 100% dei diritti d’autore, ndr).

La somma di 4.140 dollari non sembra chissà cosa, ma se si pensa che questo artista è riuscito ad ottenerla in soli 10 mesi (circa 400 dollari al mese) la prospettiva cambia.

Essere un artista nell’industria musicale odierna

Il fatto che nell’industria musicale di oggi sia davvero difficile emergere non è di certo un segreto.

Tuttavia, in un certo senso, non c’è mai stato momento migliore per essere un artista indipendente. Ci sono più canali che mai per far uscire la propria musica, e le opportunità per l’auto-distribuzione non sono affatto poche.

Basti pensare che fino a dieci anni fa non esistevano o non avevano larga diffusione piattaforme come Sound Cloud, Apple Music, Bandcamp o Youtube, così come Twitter.

Lo stesso discorso vale per Spotify, che va appunto sfruttata. Per molti esperti il periodo che stiamo vivendo è il momento migliore in assoluto per i musicisti per provare a fare soldi con la loro musica.

Essere un’azienda musicale, non solo un musicista

Guadagnare con Spotify significa cominciare a ragionare in termini di business. L’obiettivo, come detto, dovrebbe essere quello di arrivare ad una cifra altissima di streaming sulla piattaforma. Ma per riuscirsi bisogna lavorare a fondo.

Ci sono alcuni semplici passaggi da intraprendere per diventare “venditori di sè stessi” e cominciare ad aumentare l’attenzione nei confronti della propria musica.

Ad esempio, è necessario creare dei profili social, in modo tale da poter interagire con altri musicisti famosi e condividere la propria musica assieme a quella degli altri artisti.

Inoltre, una buona mossa è quella di caricare musica su più piattaforme (YouTube, Spotify, Instagram, Sound Cloud) e di dare vita ad un proprio sito web, che funga da punto di riferimento e “vetrina” della propria produzione musicale.

Altro buon consiglio è quello di integrare le riproduzioni (e le vendite) di musica con altri metodi di monetizzazione, come il marketing di affiliazione o gli annunci display (Facebook Ads e Google Adwords, il costo è di pochi centesimi).

Altra buona idea è quella di stringere accordi con i migliori canali “radio” di YouTube, in modo tale da realizzare spettacoli sponsorizzati. Al tempo stesso, è molto utile creare playlist su YouTube e Spotify con parole chiave correlate alla propria musica.

La “sfida” consiste nel fare in modo che sempre più persone si iscrivano al nostro canale YouTube: gli iscritti riceveranno poi una notifica la prossima volta che pubblichiamo una canzone, restando sempre in contatto con la nostra attività.

Per concludere, si può guadagnare con Spotify sia come creatori di playlist che come musicisti. Ma in entrambi i casi bisogna tenere conto che servirà molto tempo e soprattutto tantissima passione e determinazione prima di cominciare a vedere qualche piccolo introito. Tentar non nuoce.

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